The Handmaid’s Tale 01/02×02

Attesissimo, per lo meno da me, ritorno delle Cronache dell’Ancella. In genere faccio un grande riepilogo al finale di stagione, ma data la situazione non potevo evitare di spendere qualche parola, Il libro finisce esattamente come la prima stagione, quindi è tutta farina del sacco degli sceneggiatori ed è farina di ottima qualità. Se è vero che non bisogna giudicare un libro dalla copertina, io scelgo di farlo comunque sulla base di queste due prime puntate appena terminate.

Sono tre le parti che mi hanno maggiormente colpita: quella in cui June è divisa tra due mondi, la figlia che la chiama perché è malata e ha bisogno di coccole e il marito, dall’altra parte del corridoio la esorta a venire a vedere il telegiornale, che riporta le immagini dei prodromi della dittatura. L’ho percepita nel profondo questa scena, quei momenti in cui hai la sensazione che tutto stia cambiando, tutto stia andando a rotoli, sai che devi guardare, devi cominciare a combattere, ma la voglia di normalità e di casa ti fa chiudere gli occhi, perché se li chiudi quella cosa non sta davvero accadendo. Sai che devi scappare, ma poter ritardare la partenza ti da l’illusione che in fondo non va così male, ma quando deciderai di scappare sarà troppo tardi.

La seconda è lo scambio di battute che hanno Emily e il professore davanti alla vetrata e la frase “speravo che la mia sarebbe stata l’ultima generazione a preoccuparsi di queste scemenze”, riferendosi alla persecuzioni degli omosessuali. Analisi abbastanza azzeccata anche nella nostra realtà. Non siamo forse nel 2018 e vengono ancora ritrovati i corpi di ragazzi gay, dilaniati dalle botte? Si. Quindi qual sarà l’ultima generazione a preoccuparsi di queste cose? Di certo non la mia.

Ci crediamo moderni e alla mano, la verità è che siamo una manica di reazionari che, non solo non va avanti, ha ristabilito costrutti sociali che i nostri nonni avevano buttato giù con lacrime e sangue.

Sono stata due ore con il cuore in gola, nonostante sapessi che la storia finisce male. Come i carabinieri ho sperato che le cose sarebbero andate in maniera diversa e che Emily sarebbe riuscita a prendere l’aereo con sua moglie e il suo bambino. In compenso ho visto una grande crescita nella recitazione di Alexis Bledel, alias Emily, alias la piccola  Rory di una Mamma per Amica, che si è evoluta da snervante studentessa stacanovista, a rivoluzionaria silenziosa ma forte, affrontando un ruolo molto più profondo.

La terza ed ultima parte, ma non per importanza, è quella in qui June crea un piccolo santuario con tutti gli effetti personali dei deceduti  del Boston Globe. Un atto effimero e senza valore, chissà quando sono state giustiziate quelle persone e nessuno andrà mai a piangere sulle loro tombe, ma lei si. Rende omaggio a tutti i caduti di quel luogo dimenticato dalla storia. Per la serie “chi dimentica e complice” e June non si fa parlare dietro.

In questa seconda stagione vedo molta più crudeltà, prevedo che ogni puntata sarà una pugnalata al cuore, ma non per questo la attenderò con meno impazienza. La lotta non è mai semplice e questo è quello che succede quando, per cambiare il mondo, ci si riduce a pedine di una dittatura. Voglio viverla sperando che ci sia un lieto fine, in fondo non è quello che facciamo tutti ogni momento della nostra vita?

Sei appena stato nella Virgozone e spero ti sia piaciuto.

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