Mindhunter

Finalmente ho finito di leggere Mindhunter, il libro di John Douglas, la vera storia di chi ha assistito ed ha attivamente contribuito alla nascita dello studio della mente umana in ambito criminale. Tutto questo non è più in mistero da quando Netflix ha dato vita ad un’omonima serie ispirata a questo libro ma, per quanto entrambe le produzioni siano molto avvincenti, la realtà è un po’ meno romanzata.

Il libro comincia con il suo crollo psicologico e fisico, il coma durato una settimana e la sua convalescenza. Spiega immediatamente che in quel periodo era talmente devoto al suo lavoro da costringendosi ad andare a dormire e sognare le risposte alle domande sui suoi casi, che lo porterà poi al coma. Ripercorre poi tutta la sua storia per permettere al lettore di capire meglio la sua persona e la posizione di profiler, termine coniato molti anni dopo. La sua infanzia, la sua formazione, il suo ingresso nel mondo del Bureau, avvenuto quasi per caso e i suoi studi su base psicologica a cui dobbiamo oggi la nascita dell’unità comportamentale di Quantico. Una storia molto diversa da quella che si vede nel telefilm, sicuramente il personaggio di Douglas è stato leggermente romanzato e ancora non totalmente sviscerato.

Mentre nel telefilm i fatti seguono un ordine cronologico e narrativo, il libro sembra essere una serie di analisi criminali sulla tematica espressa dal nome capitolo, che risultano comunque molto interessanti e scorrevoli per gli appassionati del genere. Si evince dunque un racconto molto umano, che sviscera cosa si celi dietro la mente di Serial Killer, di quanto possa essere affascinante la tematica, senza mai scodare quanto siano efferate le sue azioni. I fatti sono raccontati in modo molto bilanciato, tra la fredda analisi di uno studioso e un uomo segnato per sempre da tutto quello di cui è stato testimone.

L’ho divorato, pagina dopo pagina, mi sono sentita partecipe delle interviste ai criminali, delle loro storie, ma soprattutto a quella di Douglas e, la parte che sicuramente ho amato di più è stata quella conclusiva, in cui spiega che il drago a volte vince. Con questa frase dal sapore un po’ amara intende, nonostante tutti gli sforzi, a volte, i cattivi la fanno franca e, anche se ad un certo punto, li si riesce a prendere, hanno già compiuto molti crimini. In fine risponde in modo egregio ad una domanda che mi pongo, sicuramente non solo io, da una vita intera, ossia si nasce o si diventa cattivi? Per quanto io abbia pensato per anni che la risposta fosse “ci si nasce”, alcune inclinazioni sono talmente radicate da farmi pensare che siano innate, Douglas mi smentisce totalmente. Tutte le nostre esperienze, i nostri traumi, le scelte che compiamo ogni giorno determinano chi siamo e chi siamo destinati a diventare. Douglas non ha mai conosciuto un criminale che non abbia avuto una famiglia disfunzionale, un’infanzia caratterizzata da crudeltà e abusi, quindi la risposta è inevitabilmente “ci si diventa”.

É davvero un bellissimo libro, per chiunque sia appassionato del genere e per chiunque voglia capire di più dell’animo umano. Sicuramente non della parte più bella e positiva, ma della parte piena di ombre e quella, continuo a credere, faccia parte di ognuno di noi, c’è solo chi sceglie di dargli retta.

Sei appena stato nella Virgozone e spero ti sia piaciuto.

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